Pensione di reversibilità: a chi spetta e quanto si prende

10 Feb 2026 | Patronato, Pensioni

Quando viene a mancare una persona cara che percepiva la pensione, i familiari possono avere diritto alla pensione di reversibilità. Si tratta di un sostegno economico fondamentale per il coniuge, i figli e altri parenti a carico. La normativa stabilisce con precisione chi può richiederla, quali percentuali spettano a ciascun beneficiario e quali requisiti devono sussistere. Nel 2026 sono entrate in vigore nuove soglie di reddito che modificano le decurtazioni previste per chi percepisce altre entrate. Vediamo come funziona il meccanismo della pensione di reversibilità, chi ne ha diritto e quali sono gli importi effettivi.

 

Pensione di reversibilità e indiretta: le differenze fondamentali

La pensione che spetta ai familiari si divide in due categorie distinte che dipendono dalla posizione previdenziale del defunto al momento del decesso. La reversibilità vera e propria spetta quando il defunto era già titolare di una pensione, che sia di vecchiaia, anticipata, di invalidità o di inabilità. In pratica, la prestazione che veniva erogata al pensionato “si riversa” sui familiari superstiti con percentuali specifiche.

Quella indiretta entra invece in gioco quando il defunto non aveva ancora iniziato a percepire alcuna pensione. Serve però che avesse maturato determinati requisiti contributivi: almeno 15 anni di contributi versati nell’arco della vita lavorativa, oppure almeno 5 anni di contributi di cui almeno 3 versati nei cinque anni precedenti il decesso. Senza questi requisiti minimi, i familiari non possono accedere alla prestazione indiretta e devono eventualmente richiedere l’indennità di morte, che consiste in un’elargizione una tantum basata sui contributi versati.

La decorrenza della prestazione parte dal primo giorno del mese successivo alla data del decesso, indipendentemente da quando viene presentata la domanda. Chi presenta la richiesta anche mesi dopo ha comunque diritto agli arretrati dal momento della decorrenza. Per presentare la domanda di reversibilità serve rivolgersi all’INPS tramite i servizi online del Patronato Alti Servizi, che assiste nella raccolta dei documenti e nella compilazione telematica.

La distinzione tra le due forme risulta rilevante soprattutto per il calcolo dell’importo. Nel caso della reversibilità si applica la percentuale spettante all’importo della pensione che il defunto percepiva. Per la pensione indiretta invece si calcola prima quale sarebbe stata la pensione che il defunto avrebbe maturato al momento del decesso, considerando i contributi versati, e poi si applica la percentuale di legge.

 

Chi ha diritto alla pensione di reversibilità

Il coniuge ha la priorità assoluta nella ricezione della pensione di reversibilità. Vale anche per il coniuge separato, purché non gli sia stata addebitata la separazione con sentenza definitiva. Se invece la separazione è stata addebitata, il coniuge mantiene il diritto solo nel caso in cui il tribunale gli abbia riconosciuto l’assegno di mantenimento. L’ex coniuge divorziato può richiedere una quota della pensione a condizione che sia titolare di assegno divorzile, non si sia risposato e che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia anteriore alla sentenza di divorzio.

I figli hanno diritto alla pensione purché sussistano specifiche condizioni al momento del decesso del genitore. I minorenni ricevono automaticamente la prestazione fino al compimento dei 18 anni. Se i figli sono studenti di scuola media superiore o professionale possono mantenerla fino a 21 anni, a patto che siano a carico del genitore defunto e non svolgano attività lavorativa. Gli studenti universitari conservano il diritto fino a 26 anni, siano a carico e non abbiano redditi da lavoro. I figli inabili al lavoro, riconosciuti come tali dall’INPS, mantengono il diritto alla pensione indipendentemente dall’età.

Se mancano sia il coniuge che i figli, possono subentrare i genitori del defunto. Devono però aver compiuto 65 anni di età, non essere titolari di propria pensione e risultare a carico del figlio deceduto al momento della morte.

In assenza di coniuge, figli e genitori, l’eventuale pensione ai superstiti passa ai fratelli e alle sorelle del defunto. Anche in tal caso servono requisiti precisi: devono essere celibi o nubili, inabili al lavoro, non titolari di pensione e risultanti a carico del defunto.

 

Quanto spetta: percentuali e importi 2026

La pensione di reversibilità non ha un importo fisso ma varia in base alla pensione percepita dal defunto e al numero di familiari aventi diritto. Le percentuali previste dalla legge sono chiare e si applicano in modo diverso a seconda della composizione del nucleo familiare.

Il coniuge da solo ha diritto al 60% della pensione del defunto. Se a questa si aggiunge un figlio, la percentuale sale all’80%. Con due o più figli si arriva al 100% della pensione originaria. Quando ci sono solo figli senza il coniuge, un figlio unico riceve il 70%, due figli l’80%, tre o più figli il 100%. Se invece i beneficiari sono solo genitori, fratelli o sorelle, un unico familiare riceve il 15%, mentre la percentuale cresce con il numero dei beneficiari fino al massimo del 100%.

Le novità del 2026 riguardano principalmente le decurtazioni per cumulo con altri redditi. La pensione minima INPS si attesta ora a 611 euro mensili. Su tale valore si calcolano le soglie oltre le quali scattano le riduzioni. Fanno eccezione i nuclei familiari con figli minori, studenti a carico o persone con disabilità: in questi casi la pensione resta interamente cumulabile con altri redditi, senza alcuna decurtazione. La Corte Costituzionale con sentenza n. 162/2022 ha inoltre stabilito che la riduzione non può mai superare l’ammontare dei redditi aggiuntivi percepiti, evitando penalizzazioni eccessive.

 

Come presentare domanda: procedura e documenti necessari

La domanda va presentata esclusivamente in modalità telematica attraverso il portale INPS oppure rivolgendosi a un Patronato che gestisce l’intera procedura per conto del richiedente. LINPS ha recentemente introdotto la domanda precompilata: quando cessa una pensione per decesso, l’Istituto propone automaticamente la domanda di reversibilità nell’area MyINPS del coniuge avente causa, avvisandolo con un sms.

La documentazione necessaria varia in base alla situazione specifica ma alcuni documenti risultano indispensabili per tutti. I documenti che servono sono principalmente:

  • Certificato di morte del defunto
  • Certificato di matrimonio
  • Stato di famiglia
  • Redditi dell’anno precedente, per eventuali decurtazioni

Per quanto riguarda il coniuge, se si tratta di separazione legale va allegata la sentenza con l’indicazione dell’eventuale assegno di mantenimento. In caso di divorzio serve la sentenza di divorzio che attesti il diritto all’assegno divorzile. Va sempre indicato l’IBAN del conto corrente, libretto postale o carta prepagata su cui si desidera ricevere il pagamento della pensione. Quando ci sono figli studenti maggiorenni, bisogna presentare il certificato di iscrizione all’università o alla scuola superiore e dichiarare di non svolgere attività lavorativa. Per i figli inabili serve il verbale di riconoscimento dell’inabilità rilasciato dall’INPS e, se è presente un tutore o amministratore di sostegno, vanno forniti i relativi documenti di nomina.

Se il defunto era già pensionato serve il cedolino della pensione o i dati identificativi della pensione stessa. Quando invece non era ancora pensionato ma aveva versato contributi, occorre indicare la sua posizione contributiva per permettere all’INPS di calcolare la pensione indiretta spettante.

I tempi ordinari per l’emanazione del provvedimento sono di 30 giorni dalla presentazione della domanda completa, anche se in alcuni casi possono essere previsti termini diversi. La pensione viene erogata con decorrenza dal primo giorno del mese successivo al decesso, quindi chi presenta la domanda in ritardo ha comunque diritto agli arretrati.

 

Perché affidarsi al Patronato Alti Servizi

La procedura per ottenere la pensione di reversibilità presenta numerose insidie che rischiano di rallentare o compromettere l’esito della domanda. Anche se per la reversibilità il calcolo viene ancora effettuato dall’INPS, la verifica dei requisiti e la corretta dichiarazione dei redditi risultano fondamentali per evitare decurtazioni errate o richieste di restituzione di somme indebitamente percepite.

Alti Servizi assiste gli aventi diritto dalla verifica iniziale dei requisiti fino all’erogazione della prestazione, gestendo tutti gli adempimenti burocratici con la massima precisione. Contattaci per una consulenza gratuita sulla tua situazione: valuteremo insieme se hai diritto alla pensione di reversibilità, calcoleremo l’importo spettante e presenteremo la domanda all’INPS nei termini corretti.

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