Introduzione
L’ISCRO 2026 è l’indennità che l‘INPS riconosce ai lavoratori autonomi con partita IVA iscritti alla Gestione Separata quando il loro reddito cala in modo significativo rispetto agli anni precedenti. Una sorta di cassa integrazione pensata per i liberi professionisti, che da sempre non avevano paracadute in caso di periodi difficili. Se fatturi poco rispetto a quanto dichiaravi prima e rientri nei requisiti, puoi ricevere fino a 817 euro al mese per sei mesi. In questa guida vediamo cos’è questa misura, a chi spetta nel 2026, come si calcola l’importo e quali sono i passaggi per presentare domanda all’INPS.
Cos’è l’ISCRO e perché è stata introdotta
L’acronimo ISCRO sta per Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa. Nasce nel 2021 con la Legge di Bilancio come misura sperimentale per coprire una categoria che fino ad allora era rimasta senza protezioni, ossia i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS che, a differenza dei dipendenti, non potevano contare su ammortizzatori sociali in caso di riduzione dei guadagni.
Dopo un primo triennio di prova, il governo ha deciso di mantenerla in via definitiva: con la Legge di Bilancio 2024 la misura è diventata strutturale, quindi non è più un esperimento a scadenza ma uno strumento stabile del sistema di welfare italiano. Il meccanismo si regge su un’aliquota aggiuntiva dello 0,35% che i professionisti iscritti alla Gestione Separata pagano insieme agli altri contributi previdenziali, proprio per finanziare l’indennità che ricevono in caso di necessità.
Il funzionamento è semplice nella logica: se nell’anno precedente hai guadagnato molto meno rispetto alla media dei due anni prima, e rispetti alcune condizioni reddituali, l’INPS ti riconosce un sussidio mensile per sei mesi. Il tutto viene gestito online e, dato importante, la somma ricevuta è esentasse e non concorre a formare il reddito imponibile.
Chi può richiedere l’ISCRO nel 2026
Per accedere all’ISCRO 2026 bisogna soddisfare una serie di requisiti piuttosto specifici, e basta che ne manchi uno per vedersi respinta la domanda. Vediamoli uno a uno.
Sul fronte soggettivo, devi essere un lavoratore autonomo con partita IVA iscritto alla Gestione Separata INPS che esercita arti o professioni in modo abituale. Rientrano anche i partecipanti a studi associati o società semplici, purché il reddito derivi effettivamente da attività di lavoro autonomo.
Sul fronte anagrafico e contributivo servono queste condizioni:
- partita IVA attiva da almeno tre anni alla data della domanda, legata all’attività che ti ha fatto iscrivere alla Gestione Separata
- essere in regola con i contributi previdenziali obbligatori (lo certifica il DURC)
- non essere titolari di pensione diretta
- non essere iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria
- non essere beneficiari dell’Assegno di inclusione
Sul fronte reddituale, i requisiti sono due. Il primo: nell’anno precedente alla domanda devi aver prodotto un reddito da lavoro autonomo inferiore al 70% della media dei redditi dei due anni prima ancora. In parole povere, se nel 2026 fai domanda, il reddito 2025 deve essere sotto il 70% della media 2023-2024. Il secondo: sempre nell’anno precedente alla domanda, il reddito dichiarato non deve superare i 12.648 euro (soglia rivalutata ISTAT per il 2026).
Piccolo dettaglio pratico: una volta fruita l’ISCRO, non puoi richiederla di nuovo per i due anni successivi. Se l’hai ricevuta nel 2025, per il 2026 e 2027 non ne hai diritto.
Come si calcola l’importo dell’ISCRO
Il calcolo dell’ISCRO segue una formula fissa ma richiede un minimo di attenzione, perché non tutti capiscono al volo su quali anni si basa il conteggio. L’importo corrisponde al 25% della media dei redditi da lavoro autonomo dichiarati nei due anni precedenti all’anno precedente alla domanda, erogato su base semestrale.
Facciamo un esempio pratico per chiarire. Supponiamo che tu presenti domanda nel 2026: i redditi da considerare sono quelli del 2023 e del 2024 (non del 2025, che è l’anno in cui è avvenuto il calo). Se hai dichiarato 8.000 euro nel 2023 e 6.000 euro nel 2024, il calcolo funziona così:
- sommi i due redditi: 8.000 + 6.000 = 14.000 euro
- dividi per due per ottenere la media: 14.000 / 2 = 7.000 euro
- dividi ancora per due per la base semestrale: 7.000 / 2 = 3.500 euro
- calcoli il 25% di quell’importo: 3.500 × 25% = 875 euro
In questo caso però entra in gioco il tetto massimo, perché l’importo mensile ISCRO per il 2026 non può superare 817,69 euro. Quindi riceveresti quella cifra per sei mesi, non 875 euro. Allo stesso modo esiste un minimo di 255,53 euro mensili: se dal calcolo viene fuori una cifra inferiore, l’INPS riconosce comunque il minimo.
Entrambi i limiti vengono rivalutati ogni anno in base all’indice ISTAT, quindi per il 2027 i tetti saranno leggermente diversi. L’erogazione parte dal giorno successivo alla presentazione della domanda e copre sei mensilità consecutive. Importante ricordare che durante questo periodo non matura contribuzione figurativa, quindi i sei mesi ISCRO non contano ai fini pensionistici.
Come fare domanda per l’ISCRO: scadenze e procedura
La domanda per l’ISCRO 2026 va presentata esclusivamente in via telematica all’INPS, e la finestra temporale è ben definita: si può inviare dal 1° agosto al 31 ottobre di ogni anno. Superata la scadenza del 31 ottobre, bisogna aspettare l’anno successivo, senza possibilità di recupero.
Per presentare la domanda hai tre strade percorribili. La prima, quella più usata, è il portale INPS: accedi con SPID di livello 2, Carta d’Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS), entri nella sezione dedicata ai lavoratori autonomi e segui la procedura guidata. La seconda è il Contact Center INPS, chiamando il numero 803 164 da rete fissa (gratuito) oppure 06 164 164 da mobile. La terza, che consigliamo a chi non ha dimestichezza con la burocrazia digitale, è rivolgersi a un patronato come il nostro di Alti Servizi: i nostri operatori curano tutta la pratica per te e ti assistono nella raccolta dei documenti.
Durante la compilazione ti verrà chiesto di autocertificare i redditi prodotti negli anni di riferimento, a meno che l’INPS non li abbia già nei suoi archivi. Una volta inviata la domanda, l’INPS comunica i tuoi dati all’Agenzia delle Entrate, che verifica la correttezza dei redditi dichiarati e restituisce l’esito all’istituto. Solo a quel punto parte l’erogazione.
Un aspetto che molti trascurano: chi riceve l’ISCRO è obbligato a partecipare a percorsi di aggiornamento professionale definiti dal Ministero del Lavoro. Non è un dettaglio marginale, perché la mancata partecipazione può comportare la decadenza dal beneficio. I patronati come Alti Servizi possono aiutarti a capire quali percorsi sono attivi nella tua zona e come iscriverti.
Quando si perde il diritto: decadenze e incompatibilità
Ottenere l’ISCRO non significa averla al sicuro per tutti i sei mesi a prescindere. Esistono diverse cause che fanno decadere il diritto all’indennità, e in alcuni casi l’INPS può anche chiedere la restituzione delle somme già versate.
La prima causa di decadenza è la chiusura della partita IVA durante l’erogazione: se chiudi l’attività mentre stai ricevendo l’ISCRO, perdi il diritto dal giorno della cessazione e dovrai restituire quanto incassato successivamente a quella data. Stessa sorte se diventi titolare di un trattamento pensionistico diretto o se ti iscrivi a un’altra forma di previdenza obbligatoria.
Ci sono poi alcune incompatibilità da tenere presenti. L’ISCRO non si può cumulare con la NASpI, la DIS-COLL, l’ALAS o l’indennità di discontinuità dei lavoratori dello spettacolo. Non è compatibile neppure con l’Assegno di inclusione, che rimane un requisito di esclusione sia al momento della domanda sia durante tutto il periodo di fruizione. Anche l’assunzione di cariche elettive o politiche con compensi diversi dal semplice gettone di presenza fa cadere il diritto.
Un caso particolare riguarda chi ha ricevuto l’indennità in passato: come abbiamo accennato, dopo aver fruito dell’ISCRO non puoi richiederla di nuovo nei due anni successivi. Se hai ricevuto il bonus nel 2025, le domande presentate per il 2026 vengono rigettate automaticamente. Meglio saperlo prima che dopo, per non perdere tempo con una pratica destinata al respingimento.
Errori da evitare nella richiesta
Chi si avvicina all’ISCRO per la prima volta rischia di inciampare in alcuni errori che, pur sembrando banali, portano al rigetto della domanda o a complicazioni successive. Vale la pena conoscerli in anticipo.
L’errore più frequente riguarda il calcolo del periodo di riferimento. Molti pensano che il reddito da considerare sia quello dell’anno in corso o dell’anno precedente, quando in realtà la formula guarda ancora più indietro (i due anni precedenti all’anno precedente alla domanda). Questo porta a fare domanda anche quando i requisiti reddituali in realtà non ci sono, con perdita di tempo ed eventuali ricorsi inutili.
Altro scivolone comune è trascurare la regolarità contributiva. Se hai contributi arretrati o irregolarità nei versamenti alla Gestione Separata, il DURC risulta negativo e la domanda viene respinta a prescindere da tutto il resto. Meglio verificare la propria posizione prima di inoltrare la richiesta, eventualmente regolarizzando quanto dovuto.
Un terzo errore riguarda la scadenza. Il 31 ottobre è un termine perentorio, non prorogabile: ogni anno molti professionisti arrivano tardi perché rimandano la pratica a dopo l’estate, si ritrovano a settembre oberati di lavoro e dimenticano il termine. Segnare la data in agenda con un promemoria a inizio settembre è una buona abitudine.
Infine, occhio alla documentazione reddituale. Anche se l’INPS accede ai dati dell’Agenzia delle Entrate, in alcuni casi (soprattutto per redditi recenti non ancora consolidati nei sistemi) potrebbe essere richiesta l’autocertificazione. Preparare in anticipo copia delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni ti risparmia attese e richieste integrative che allungano i tempi di erogazione.
Hai bisogno di supporto con l’ISCRO 2026?
L’ISCRO è un’opportunità importante per i lavoratori autonomi in difficoltà, ma la procedura richiede attenzione su requisiti, calcoli e scadenze. Noi di Alti Servizi ti affianchiamo nella verifica dei requisiti, nel calcolo preliminare dell’importo spettante e nella presentazione della domanda all’INPS, occupandoci di tutta la parte burocratica al posto tuo. Contattaci per fissare un appuntamento con i nostri operatori: valuteremo insieme la tua situazione e ti diremo subito se rientri nei parametri per accedere al beneficio.
